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Persona in controluce con un peso sopra la testa.

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Cortisolo e allenamento della forza: miti e fatti

· Chris · 9 min di lettura · Aggiornato

«Dopo 60 minuti il cortisolo aumenta e il corpo comincia a divorare i muscoli.»

La frase suona scientifica perché contiene il nome di un ormone reale. È proprio questo che la rende così convincente.

Il problema: dal fatto che il cortisolo possa aumentare durante un allenamento duro non deriva che, dal minuto 60, una sessione costi massa muscolare. La letteratura sugli ormoni acuti dell’allenamento non sostiene questa storia semplice.

Il cortisolo non è né un assassino della crescita muscolare, né un valore da tenere il più basso possibile dopo ogni sessione. Lo stress diventa rilevante soprattutto quando, nel tempo, il carico complessivo supera ciò da cui riesci a recuperare.

In breve

  • Il cortisolo è un glucocorticoide essenziale e fa parte della normale risposta allo stress e della disponibilità energetica.
  • L’allenamento della forza può aumentare il cortisolo nell’immediato. L’entità dipende, tra l’altro, da volume, pause, intensità e livello di allenamento.
  • Non esiste una solida soglia di 60 minuti.
  • Gli aumenti acuti di cortisolo, testosterone o ormone della crescita dopo l’allenamento non predicono in modo affidabile la crescita muscolare successiva.
  • Il cortisolo mattutino non rende l’allenamento al mattino né particolarmente catabolico, né automaticamente superiore.
  • Un forte stress quotidiano può peggiorare il recupero. In pratica gestisci quindi allenamento e recupero, non un ipotetico valore di cortisolo.

Che cosa fa davvero il cortisolo nell’organismo

Il cortisolo viene prodotto nella corteccia surrenale e svolge più compiti allo stesso tempo. Contribuisce, tra l’altro, a rendere disponibile energia, regolare pressione sanguigna e metabolismo e influenzare le risposte immunitarie.

Anche il suo andamento quotidiano è normale: il cortisolo aumenta nettamente intorno al risveglio e, in genere, diminuisce nel corso della giornata.

La definizione «ormone dello stress» non è quindi sbagliata, ma può confondere. Fa sembrare che il problema sia il cortisolo stesso.

Un inquadramento migliore è:

Il cortisolo è un ormone regolatore la cui concentrazione si adatta a carico, ora del giorno e fabbisogno energetico.

Un aumento di breve durata durante l’allenamento indica anzitutto che il corpo sta rispondendo a uno sforzo.

Mito 1: «Dopo 60 minuti l’allenamento diventa catabolico»

Questa affermazione mescola due cose:

  1. Sessioni più lunghe o voluminose possono produrre una risposta acuta allo stress più forte.
  2. Una risposta acuta del cortisolo più forte deve quindi causare perdita muscolare nel lungo periodo.

Il primo punto può essere vero. Il secondo non ne consegue.

Protocolli di forza diversi producono risposte ormonali molto diverse. In particolare, sessioni con volume maggiore, pause più brevi e grandi gruppi muscolari possono aumentare il cortisolo più di protocolli brevi e pesanti.

Da questo, però, non si può ricavare l’ora alla quale l’allenamento cambia natura.

Una sessione di 70 minuti con pause lunghe può essere fisiologicamente completamente diversa da 45 minuti di lavoro voluminoso e serrato. Si aggiungono livello di allenamento, alimentazione, sonno e carico complessivo della settimana.

Per questo «meno di 60 minuti» non è una regola generale utile.

Programmi come nSuns o varianti più voluminose del 5/3/1 possono durare molto più a lungo. La sensatezza della sessione non dipende dal cronometro, ma dalla compatibilità fra stimolo, programma e recupero.

Conseguenza pratica: non limitare la sessione per paura del cortisolo. Limitata quando il volume aggiuntivo non produce quasi più lavoro utile o compromette le sessioni successive.

Mito 2: «Gli ormoni post workout determinano i tuoi gains»

Per molto tempo l’idea è sembrata attraente: un allenamento produce un grande aumento di testosterone o ormone della crescita, mantiene basso il cortisolo e crea così un ambiente particolarmente «anabolico».

Gli studi diretti di allenamento indicano il contrario.

Morton e colleghi hanno osservato 49 uomini già allenati con i pesi per dodici settimane. Gli aumenti sistemici acuti dei presunti ormoni anabolici dopo l’allenamento non erano associati in modo significativo ai successivi aumenti di forza o ipertrofia.

Anche West e Phillips non hanno trovato, in una coorte più ampia, indicazioni solide che l’entità del picco ormonale acuto spiegasse il risultato dell’allenamento.

Una revisione recente di Van Every, D’Souza e Phillips riassume il dibattito allo stesso modo: per l’adattamento all’allenamento della forza, i processi locali nel muscolo sono molto più rilevanti dell’idea che un breve picco ormonale sistemico debba «accendere» la crescita muscolare.

Non significa che gli ormoni siano irrilevanti per il tessuto muscolare.

Significa:

La breve variazione di un valore ematico subito dopo il workout non è un punteggio utile per giudicare la qualità dell’allenamento.

Mito 3: «Al mattino il cortisolo è alto, quindi allenarsi è peggio»

Al mattino il cortisolo è normalmente più alto che alla sera. Fa parte del ritmo circadiano, non è uno stato catabolico eccezionale.

La domanda migliore non è:

Quando è più basso il cortisolo?

Ma:

In quale momento della giornata riesco ad allenarmi bene e con regolarità?

Una meta-analisi sull’allenamento della forza mattutino e serale ha rilevato aumenti simili dell’ipertrofia. La forza acuta può differire in alcuni momenti della giornata, ma allenarsi con regolarità a un determinato orario produce anche adattamenti specifici a quell’orario.

Per la crescita muscolare, quindi, non esiste un motivo convincente per spostare l’allenamento a causa del normale aumento mattutino del cortisolo.

Mito 4: «L’ashwagandha abbassa il cortisolo e quindi costruisce più muscolo»

L’affermazione non è completamente inventata, ma la conclusione è troppo ampia.

Le meta-analisi di studi randomizzati rilevano in media una riduzione del cortisolo e, in parte, miglioramenti dello stress o dell’ansia percepiti con l’ashwagandha. Preparati, dosaggi, popolazioni e durata degli studi sono però molto diversi.

Occorre quindi separare due domande:

1. L’ashwagandha può modificare alcuni marcatori dello stress in determinate persone?
Esiste ormai un segnale plausibile.

2. Un valore di cortisolo inferiore significa automaticamente più crescita muscolare?
Non esiste una prova solida.

Anche qui vale la stessa logica degli ormoni dell’allenamento: la variazione di un marcatore ormonale non dimostra ancora un effetto rilevante a lungo termine sull’ipertrofia.

Se sonno, alimentazione e gestione dell’allenamento sono insufficienti, un integratore non risolve il problema di base.

Cortisolo acuto e stress cronico sono due domande diverse

La distinzione utile non è «cortisolo buono o cattivo», ma risposta acuta rispetto a carico persistente.

SituazioneContesto tipicoSignificato pratico
Aumento acutoAllenamento, esame, garaNormale risposta allo stress a breve termine
Carico complessivo persistentemente altoCarenza di sonno, forte stress quotidiano, troppo allenamento, bassa disponibilità energeticaPuò compromettere recupero e prestazione

Anche qui bisogna scegliere con cautela le parole.

Da stanchezza, carichi fermi o una brutta sessione non puoi diagnosticare un cortisolo cronicamente alto. Sono sintomi aspecifici.

Per gestire l’allenamento, però, non serve nemmeno questa diagnosi.

Conta se recuperi dal tuo carico.

Il vero problema è la somma dei carichi

Consideriamo quattro fattori:

  1. forte stress professionale o privato
  2. più notti con poco sonno
  3. molto volume vicino al tuo limite individuale di recupero
  4. un deficit calorico marcato

Nessun fattore deve necessariamente rovinare da solo l’allenamento.

Se più fattori si presentano insieme, la stessa sessione può diventare improvvisamente molto più difficile da recuperare.

È l’idea pratica dietro concetti come il MRV: il volume di allenamento non è indipendente dal resto della tua vita. Il carico tollerabile può cambiare.

L’importante è non trasformare il MRV in un numero biologico esatto. È un’euristica utile per l’allenamento, non un valore di laboratorio.

Che cosa puoi fare davvero quando recuperi male

1. Controlla prima il volume di allenamento

Se la prestazione cala per diverse sessioni, vale la pena guardare la variabile più semplice: quanto ti stai allenando davvero?

Il volume spesso cresce poco alla volta.

Da dodici serie per gruppo muscolare si passa a serie di back-off, tecniche di intensità e assistenza aggiuntive. A un certo punto la settimana si trova molto più vicina al limite superiore di ciò che tolleri, anche se sulla carta il piano sembra quasi invariato.

Un punto di partenza sensato è la zona tra MEV e volume individualmente tollerabile, non sempre il massimo possibile.

2. Il sonno conta più di un valore ormonale post workout

La carenza di sonno influenza prestazione, fatica e metabolismo delle proteine muscolari.

Una sola notte breve non richiede automaticamente un allenamento leggero. Diverse notti negative consecutive sono però un buon motivo per adattare le aspettative e, se necessario, il volume.

3. Mangia abbastanza per il tuo obiettivo attuale

Un grande deficit energetico aumenta le richieste di recupero.

Per costruire e conservare muscolo, inoltre, un apporto proteico sufficiente conta più del tentativo di «ottimizzare» un determinato valore di cortisolo con cibo o integratori.

4. Usa il deload come strumento, non come terapia ormonale

Se la fatica si è accumulata per diverse settimane, può essere utile un deload.

Lo scopo non è «resettare» il cortisolo. Riduci semplicemente lo stress dell’allenamento affinché la fatica accumulata possa scendere.

Se vuoi prima capire se il problema sia davvero il carico, spesso basta già una settimana con meno volume o maggiore distanza dal cedimento.

Che fare se gli stessi carichi diventano improvvisamente più pesanti?

Una brutta giornata non è un segnale.

Uno schema ripetuto è più interessante.

Se gli stessi carichi sembrano più pesanti per diverse sessioni, le ripetizioni diminuiscono e allo stesso tempo peggiorano sonno o stress quotidiano, la reazione più plausibile non è:

Devo abbassare il cortisolo.

Ma:

Il carico attuale e il recupero, in questo momento, non sono ben allineati.

Puoi allora agire in modo concreto:

  • eliminare volume aggiuntivo non necessario
  • lasciare qualche serie più lontana dal cedimento
  • dare priorità al sonno
  • controllare calorie e proteine
  • programmare un deload in caso di fatica accumulata

Così gestisci ciò che puoi davvero osservare e modificare.

Conclusione

Il cortisolo non è il nemico della crescita muscolare e la regola dei 60 minuti non è una solida regola di allenamento.

Gli aumenti acuti del cortisolo fanno parte delle normali risposte al carico. Allo stesso modo, un grande picco di testosterone, ormone della crescita o cortisolo dopo l’allenamento non predice in modo affidabile quanta massa muscolare costruirai nelle settimane successive.

Lo stress diventa rilevante quando si manifesta nel concreto: per un periodo prolungato non riesci più a recuperare adeguatamente dal carico di allenamento.

La soluzione non è inseguire un singolo valore ormonale.

È riallineare carico e recupero.


Fonti

  • Van Every DW, D’Souza AC, Phillips SM (2024). Hormones, Hypertrophy, and Hype: An Evidence-Guided Primer on Endogenous Endocrine Influences on Exercise-Induced Muscle Hypertrophy. Exercise and Sport Sciences Reviews, 52(4):117–125.
  • Morton RW et al. (2016). Neither load nor systemic hormones determine resistance training-mediated hypertrophy or strength gains in resistance-trained young men. Journal of Applied Physiology, 121(1):129–138.
  • West DWD, Phillips SM (2012). Associations of exercise-induced hormone profiles and gains in strength and hypertrophy in a large cohort after weight training. European Journal of Applied Physiology, 112(7):2693–2702.
  • Grgic J et al. (2019). The effects of time of day-specific resistance training on adaptations in skeletal muscle hypertrophy and muscle strength: a systematic review and meta-analysis. Chronobiology International, 36(4):449–460.
  • Arumugam V et al. (2024). Effects of Ashwagandha (Withania somnifera) on stress and anxiety: A systematic review and meta-analysis. Explore, 20(6):103062.
  • Hackney AC (2006). Stress and the neuroendocrine system: implications for exercise. Expert Review of Endocrinology & Metabolism, 1(6):783–792.

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