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Uomo esegue un rematore con manubrio a un braccio su una panca piana in palestra

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Full body vs. split: quale piano di allenamento fa per te?

· Chris · 11 min di lettura · Aggiornato

Full body o split? La ricerca risponde in modo meno spettacolare di quanto lascino pensare molti programmi.

Quando il volume settimanale è comparabile, le routine full body e split producono in media aumenti simili di massa muscolare e forza. Una meta-analisi del 2024 non ha riscontrato differenze rilevanti tra le due organizzazioni nei programmi a volume equiparato.

La vera domanda, quindi, cambia:

Non: quale split è fisiologicamente superiore?
Ma: quale distribuzione ti consente di inserire l’allenamento nella tua settimana in modo affidabile, qualitativo e recuperabile?

Che cosa cambia davvero uno split

Uno split stabilisce innanzitutto come distribuire gli esercizi durante la settimana.

Se alleni petto, schiena, gambe e spalle con la stessa quantità sensata complessiva, puoi organizzare quel volume, per esempio:

  • in tre sessioni full body,
  • in quattro giornate upper/lower,
  • in sei sessioni Push/Pull/Legs,
  • oppure in più giornate maggiormente specializzate.

Lo split, da solo, non è ancora uno stimolo allenante.

Per i progressi restano decisive altre variabili:

  • un volume settimanale produttivo sufficiente,
  • carichi e intervalli di ripetizioni adeguati,
  • una vicinanza al cedimento sufficiente,
  • incrementi progressivi,
  • e una struttura che riesci davvero a rispettare.

Lo split ti aiuta a organizzare questo lavoro.

La frequenza conta, ma non come si sostiene spesso

In passato si consigliava spesso, in modo generico, di allenare ogni gruppo muscolare almeno due volte alla settimana.

Come regola pratica è spesso sensato: distribuendo il volume settimanale su due o più sessioni, puoi accorciare ogni allenamento ed evitare troppe serie consecutive per lo stesso muscolo.

Non è però possibile giustificare «2× alla settimana» come obbligo biologico.

A volume settimanale equiparato, una frequenza superiore in genere non ha un grande effetto autonomo sull’ipertrofia. Anche una volta alla settimana può funzionare, se volume, impegno e progressione sono adeguati.

La frequenza diventa particolarmente utile quando ti aiuta a:

  • inserire più serie di qualità,
  • evitare sessioni molto lunghe,
  • esercitare più spesso la tecnica di un movimento,
  • oppure distribuire meglio la fatica di ogni sessione.

La frequenza è quindi più uno strumento per distribuire il volume che un interruttore magico per la crescita.

I 4 split più comuni

1. Full body

In una sessione full body alleni diversi grandi gruppi muscolari.

Non significa che ogni sessione debba contenere dieci esercizi. I buoni programmi full body scelgono pochi movimenti per allenamento e distribuiscono le varianti nella settimana.

Tipico: 2–4 giorni di allenamento alla settimana
Frequenza: spesso 2–4 contatti per gruppo muscolare

Punti di forza:

  • molto efficiente con pochi giorni disponibili,
  • permette di ripetere gli esercizi abbastanza spesso,
  • saltare una sessione non elimina subito un intero gruppo muscolare dalla settimana,
  • consente di distribuire il volume in diverse piccole dosi.

Possibili svantaggi:

  • molti gruppi muscolari si contendono il tempo della stessa sessione,
  • con un volume settimanale molto alto gli allenamenti possono diventare lunghi,
  • gli esercizi finali di una sessione lunga possono risentire della fatica generale.

Per chi: particolarmente indicato con 2–3 giorni di allenamento, ma non soltanto per principianti.

Esempi strutturati sono Greyskull LP e GZCLP. Mostrano anche quanto possa cambiare la programmazione dietro l’etichetta «full body».

2. Upper/lower

Nel classico split upper/lower si alternano giornate per la parte superiore e inferiore.

Un tipico ritmo su quattro giorni:

  • lunedì: upper
  • martedì: lower
  • giovedì: upper
  • venerdì: lower

Tipico: 4 giorni di allenamento alla settimana
Frequenza: spesso 2× per gruppo muscolare

Punti di forza:

  • separazione chiara tra parte superiore e inferiore,
  • spazio sufficiente per più esercizi per ciascuna area,
  • due esposizioni alla settimana sono facili da organizzare,
  • permette di rappresentare bene enfasi diverse, come pesante/leggero o forza/volume.

Possibili svantaggi:

  • le giornate lower possono diventare molto corpose,
  • chi riesce ad allenarsi soltanto tre giorni deve ruotare l’ordine o saltare giornate,
  • anche le giornate upper possono allungarsi con molti esercizi di tirata, spinta e braccia.

Per chi: soluzione standard molto pratica per quattro giorni. Programmi come PHUL e PHAT usano strutture upper/lower simili con enfasi di carico diverse.

3. Push/Pull/Legs (PPL)

Il PPL raggruppa gli esercizi per movimenti e gruppi muscolari:

  • Push: petto, deltoidi anteriori/laterali, tricipiti
  • Pull: schiena, deltoidi posteriori, bicipiti
  • Legs: quadricipiti, catena posteriore, polpacci e, secondo il piano, core

Tipico: 3 o 6 giorni; sono possibili anche ibridi su 5 giorni
Frequenza: con PPL×2, in genere circa 2× per gruppo muscolare

Punti di forza:

  • molto spazio per più esercizi di una stessa area,
  • le sessioni hanno un tema chiaro,
  • sei giorni si organizzano con grande regolarità,
  • adatto a chi vuole andare spesso in palestra.

Possibili svantaggi:

  • il PPL×2 richiede sei giorni di allenamento,
  • un PPL su 3 giorni allena in genere ogni gruppo principale una sola volta alla settimana,
  • restano sovrapposizioni: gli esercizi di spinta, per esempio, allenano insieme petto, spalle e tricipiti.

Un PPL su 3 giorni, quindi, non è automaticamente «scadente». È soltanto un altro modo di distribuire il volume settimanale. Chi preferisce allenare più spesso lo stesso gruppo muscolare trova di solito più pratico un full body su 3 giorni.

Trovi divisione degli esercizi e varianti nella guida al Push Pull Legs.

4. Bro split

Nel classico bro split, una giornata è dedicata soprattutto a un gruppo muscolare o a un’area.

Esempio:

  • lunedì: petto
  • martedì: schiena
  • mercoledì: spalle
  • giovedì: braccia
  • venerdì: gambe

Tipico: 4–6 giorni di allenamento
Frequenza: circa 1× alla settimana per molti gruppi muscolari

Punti di forza:

  • grande focus su pochi gruppi muscolari per sessione,
  • struttura semplice e prevedibile,
  • consente molta varietà di esercizi in una sessione,
  • può motivare chi si allena soprattutto per il bodybuilding.

Possibili svantaggi:

  • molto volume per un muscolo si concentra in una sola sessione,
  • saltare una giornata può lasciare un gruppo muscolare quasi senza lavoro diretto per un’intera settimana,
  • «chest day» o «leg day» molto lunghi possono perdere qualità verso la fine.

Un bro split, però, non è automaticamente peggiore per l’ipertrofia. La ricerca sulla frequenza di allenamento suggerisce piuttosto di considerare la frequenza una variabile di distribuzione. Se il volume settimanale è adeguato e le sessioni restano produttive, può funzionare anche una frequenza bassa.

Tabella di confronto

Full bodyUpper/lowerPPLBro split
Giorni/settimana tipici2–443–64–6
Frequenza tipica2–4×1–2×di solito 1×
Volume per muscolo/sessionebasso–mediomediomedio–altoalto
Focus della sessionemolti gruppi muscolarimetà del corpogruppo di movimentipochi gruppi muscolari
Con 2–3 giornimolto praticopossibile a rotazionecirca 1×/settimanapoco pratico
Con 4 giornipossibilemolto praticopossibile come ibridopossibile
Con 5–6 giornipossibilepossibilemolto praticomolto pratico

La tabella non rappresenta una classifica. Mostra in quali condizioni le diverse divisioni risultano più semplici da organizzare.

Guida alla scelta: quanti giorni alla settimana puoi allenarti davvero?

Il numero di giorni disponibili è un buon punto di partenza, ma non è l’unica variabile.

2 giorni

Il full body è in genere la soluzione più ovvia.

Puoi raggiungere ogni grande gruppo muscolare due volte alla settimana senza complicare artificialmente l’organizzazione.

Un programma full body A/B è spesso più semplice di uno split in cui alcune aree compaiono soltanto ogni sette giorni o ancora meno.

3 giorni

Anche in questo caso il full body è molto efficiente.

In alternativa funzionano split upper/lower a rotazione o un PPL su 3 giorni, se preferisci proprio quella struttura. La differenza riguarda soprattutto quante volte ripeti ciascun movimento e gruppo muscolare.

4 giorni

L’upper/lower è una soluzione standard molto comoda.

Ottieni due sessioni ben pianificabili per ogni area senza dover allenarti sei giorni.

Anche un full body su quattro giorni può funzionare, soprattutto mantenendo brevi le sessioni e distribuendo con attenzione le varianti.

5 giorni

Non esiste una sola struttura «corretta».

Un ibrido upper/lower + PPL distribuisce bene parte superiore e inferiore in giorni fissi. Possono adattarsi anche un PPL a rotazione o una specializzazione con una giornata upper/lower aggiuntiva.

Trovi un confronto più preciso in PPL vs. Upper/Lower.

6 giorni

Il PPL×2 è una soluzione semplice e popolare, perché ripete due volte tre tipi di allenamento.

Ma sei giorni non sono un miglioramento se ti fanno saltare regolarmente le sessioni o allenare sempre da esausto.

Più giorni di allenamento sono migliori soltanto se migliorano la qualità del tuo lavoro.

Quando uno split diventa davvero utile

Uno split non diventa conveniente a una certa età di allenamento né automaticamente da un numero magico di serie.

Diventa utile quando il tuo piano attuale raggiunge limiti organizzativi.

Segnali tipici:

  • le sessioni full body durano regolarmente più del tempo che hai a disposizione,
  • gli ultimi esercizi risentono chiaramente della fatica,
  • vuoi dare più lavoro a un gruppo muscolare senza allungare ogni sessione,
  • vuoi inserire alcuni esercizi più o meno spesso,
  • la tua settimana accoglie meglio quattro, cinque o sei sessioni brevi che tre molto lunghe.

In questo caso lo split risolve un problema di distribuzione.

È molto più utile della regola generica: «Dopo dodici mesi devi passare a uno split».

I principianti non devono per forza allenarsi full body, ma spesso ne traggono vantaggio

I programmi full body vengono spesso consigliati ai principianti per buoni motivi.

Con pochi fondamentali puoi:

  • esercitare più spesso la tecnica,
  • seguire facilmente la progressione,
  • e allenare tutto il corpo con pochi giorni di allenamento.

Questo non significa che un principiante non possa progredire con un programma upper/lower.

All’inizio conta soprattutto che il piano:

  • non contenga inutilmente troppi esercizi,
  • abbia regole di progressione chiare,
  • ripeta con regolarità i movimenti più importanti,
  • e si adatti davvero alla routine settimanale.

Lo split è soltanto il contenitore.

Posso cambiare split?

Sì.

Uno split non è un sistema di allenamento a cui devi legarti per sempre.

Se cambiano lavoro, famiglia, obiettivo o tempo disponibile, un’altra suddivisione può diventare più adatta.

Il cambio è particolarmente sensato quando il piano attuale non si adatta più al tuo tempo o al volume settimanale.

È meno utile cambiare continuamente soltanto perché un altro split sembra più interessante sui social. In quel caso modifichi la struttura più rapidamente di quanto tu possa valutare la progressione.

Come hitPR supporta split diversi

Il catalogo hitPR contiene programmi per diverse strutture settimanali.

Full body su 3 giorni: la Basic Beginner Routine usa pochi fondamentali, obiettivi fissi di ripetizioni senza AMRAP e una chiara progressione lineare.

Full body su 3 giorni, manubri e panca: Dumbbell Foundation usa manubri, una panca stabile e la doppia progressione; è utile quando non hai rack o bilanciere.

Upper/lower su 4 giorni: Upper/Lower con variazione A/B distribuisce parte superiore e inferiore su quattro sessioni fisse.

Full body su 2 giorni: Full Body Essentials è pensato per settimane in cui due sessioni affidabili sono più realistiche di un piano ambizioso con assenze frequenti.

Full body su 3 giorni, focus ipertrofia: Full Body Hypertrophy distribuisce più volume per la crescita muscolare in tre sessioni.

5 giorni, struttura mista: Upper/Lower + PPL Hybrid combina due suddivisioni consolidate senza richiedere sei giorni di allenamento.

Il vantaggio di un catalogo non consiste nello scegliere uno «split migliore». Puoi adottare la struttura adatta alla tua settimana e poi seguire la progressione al suo interno.

Conclusione

Full body e split non sono filosofie di allenamento opposte.

Sono modi diversi di organizzare lo stesso lavoro settimanale.

Quando il volume è comparabile, lo split non offre vantaggi rilevanti sul full body, né viceversa. Anche la frequenza è meno una rigida regola di crescita che uno strumento per distribuire con criterio volume, tecnica e fatica durante la settimana.

Come orientamento pratico:

  • 2–3 giorni: il full body è di solito particolarmente efficiente.
  • 4 giorni: l’upper/lower è molto facile da organizzare.
  • 5 giorni: gli ibridi diventano interessanti.
  • 6 giorni: il PPL×2 si adatta bene sul piano organizzativo.

Nessuna di queste righe, però, è una legge naturale.

Lo split migliore è quello che ti permette di inserire abbastanza lavoro di qualità nella tua settimana reale in modo ripetibile.

Se vuoi confrontare programmi concreti e non soltanto suddivisioni, il confronto dei programmi di Reddit presenta template collaudati per diversi livelli ed esigenze di frequenza.


Fonti

  • Ramos-Campo DJ et al. (2024). Efficacy of Split Versus Full-Body Resistance Training on Strength and Muscle Growth: A Systematic Review With Meta-Analysis. Journal of Strength and Conditioning Research, 38(7):1330–1340.
  • Schoenfeld BJ, Grgic J, Krieger J. (2019). How many times per week should a muscle be trained to maximize muscle hypertrophy? A systematic review and meta-analysis. Journal of Sports Sciences, 37(11):1286–1295.
  • Grgic J et al. (2018). Effect of Resistance Training Frequency on Gains in Muscular Strength: A Systematic Review and Meta-Analysis. Sports Medicine, 48:1207–1220.
  • Pelland JC et al. (2026). The Resistance Training Dose Response: Meta-Regressions Exploring the Effects of Weekly Volume and Frequency on Muscle Hypertrophy and Strength Gains. Sports Medicine, 56(2):481–505.

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